Imprenditorialità e Golf: intervista in casa Gelati Pepino 1884

Intervista ad Edoardo Cavagnino, Presidente di Gelati Pepino 1884, partner della Golfindustria Cup 2017.

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Il suo brand Pepino è nato nel 1884 e fino ad oggi ha vissuto una brillante evoluzione caratterizzata da differenti “ingredienti di successo”: la tradizione, l’arte del fare un buon gelato, una lungimiranza commerciale e ottime doti imprenditoriali del suo management.

Ci parli dei valori aziendali di Pepino che stanno accompagnando questo percorso importante.

 

“Il macro valore che ci accompagna da sempre è quello legato alla Qualità del prodotto, alla scelta delle materie prime, ai metodi di lavorazione e alle ricette. In questi 133 anni di storia le ricette hanno subìto un adattamento e un aggiornamento in base ai gusti che cambiano, alla ricerca di materie prime, alle innovazioni sul mercato, ma la nostra azienda ha sempre mantenuto costante l’ obiettivo di ottenere sempre il miglior prodotto possibile: fare il gelato che soddisfi le aspettative dei nostri consumatori. Ci siamo adattati molto ai tempi moderni ideando dei gusti e prodotti nuovi, come lo è stato il Pinguino nel 1939, e attivando delle collaborazioni con altre eccellenze nel settore food che ci potessero garantire delle materie prime nobili e di qualità. E’ il caso ad esempio, del Caffè Vergnano con cui, 3 anni fa, abbiamo costruito un restyling del Pinguino al caffè per poi allargarsi a tutto il nostro gelato al caffè. Un altro esempio è il nostro ultimo prodotto nato, il Pinguino al Vermouth, nato grazie alla collaborazione con Cocchi Vermouth e lanciato durante il Salone del Gusto di Torino 2016.”

 

Quanto influisce sul raggiungimento di obiettivi competitivi il fatto di essere un imprenditore molto giovane? Cosa invece cerca di imparare da imprenditori meno giovani di lei?

 

“Credo influiscano alcuni fattori tipici di un giovane al passo con i tempi: avere una mentalità aperta, aver effettuato studi internazionali sia in Italia che all’Estero, parlare diverse lingue straniere, e aver viaggiato tanto. Tutto ciò mi permette di avere una visione al di là di dei confini geografici della mia piccola azienda che è, e rimarrà, una realtà di nicchia ma con grandi ambizioni. In definitiva, puntiamo a spostare la nostra nicchia partendo da quella di Torino, che era il focus principale 10 anni fa quando sono entrato in azienda, a quella mondiale, passando per quella italiana ed europea. Il gelato di Pepino non diventerà mai un prodotto industriale, sarà sempre un prodotto d’eccellenza e di alta qualità che sposterà il focus del mercato di riferimento.

Sicuramente il fatto di aver frequentato negli ultimi 9 anni l’Unione Industriale di Torino nel gruppo dei Giovani Imprenditori di Confindustria, mi ha permesso di confrontarmi con dei colleghi più o meno coetanei ma manager di aziende diverse, sia per settore che per dimensione. Questo ha favorito il confronto e la crescita reciproca e personalmente mi ha consentito di pensare alla mia azienda come ad una media-grande impresa, già più evoluta, in modo da delineare il percorso d’evoluzione da intraprendere.
Credo che il concetto di apprendimento e crescita non sia legato ad un fattore anagrafico. Si può imparare molto anche da un giovane startupper o da chi ha avuto un’idea brillante che riesce a sviluppare in poco tempo e, al contrario, aver meno da imparare da un imprenditore senior che svolge da 40 anni in azienda sempre la stessa attività e sempre allo stesso modo. Credo che la differenza la faccia quella scintilla che alcuni imprenditori hanno in testa, che è la chiave del loro successo. Noi cerchiamo di ispirarci a loro.”

 

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Qual è il suo rapporto con il golf? E quali sono le ragioni che l’hanno spinta a sostenere, con il brand Pepino in qualità di partner, il circuito della Golfindustria Cup 2017?

“Ho iniziato a giocare a golf all’età di 6 anni perché mio padre era un golfista e mi ha instradato verso questo sport. Mi era subito piaciuto ed infatti ho giocato per circa 10 anni, anche a buon livello. Durante l’adolescenza ho abbandonato il golf per poi riprenderlo qualche anno fa. Al momento il mio rapporto con il golf dal punto di vista sportivo è di amore – odio; nel senso che mi piacerebbe avere più tempo per dedicarmici.
Parlando invece dell’aspetto aziendale, Pepino storicamente si è sempre rivolto al tipico target di frequentatori dei Golf Club, Tennis Club, Yatch Club e dei circoli privati sportivi. E’ un nostro sbocco naturale sul mercato. La Club House, in qualità di punto vendita, dal canto suo, per offrire un gelato confezionato ai suoi clienti può scegliere Pepino o i gelati confezionati più industriali che non qualificano in maniera adeguata il gestore della Club House stessa.

Scegliere un prodotto di qualità per i propri soci e clienti diviene così una preferenza naturale e più giusta.
I golf Club sono inoltre frequentati da molti bambini e giovani e, poiché il gelato Pepino oltre ad essere buono è anche sano, questo diventa un motivo in più per sceglierci.

Per concludere, storicamente Pepino è nei golf Club soprattutto del Piemonte ma stiamo cercando di raggiungere anche altri Club sul territorio e la Golfindustria Cup rappresenta, a tale fine, una buona occasione di visibilità.”

 

Quali pensa possano essere i principi ispiratori dello sport sano e corretto e quindi anche del Golf? Crede che ci siano linee comuni con i principi a cui si ispira il Gruppo Giovani Imprenditori di Torino di cui lei fa parte?

“I valori che governano tutti gli sport sono assolutamente tutti positivi dal mio punto di vista: disciplina, rigore, allenamento, gestione della sconfitta, determinazione e tenacia. Sono valori che si possono traslare a qualsiasi tipo di azienda o settore e nella sfera personale di tutti noi. In particolare, i valori del golf sono legati molto a concetti di grande rispetto delle regole e di fiducia reciproca fra i giocatori.
Credo sia uno dei pochi sport in cui si giochi contro sé stessi e contro il proprio score, cercando di fare sempre meglio a prescindere da chi sia l’avversario o dalla difficoltà del campo. Questo sistema permette di far incontrare sul campo di gioco, ad esempio, un amateur e un professionista e di far vincere il primo se questo riesce a migliorare il suo gioco rispetto alle aspettative (handicap).

Questo è un valore che può essere condiviso a livello imprenditoriale ed aziendale perché ognuno di noi, ogni giorno, cerca di dare il massimo e fare meglio del giorno prima, per sé stesso e per la propria azienda. Come? Allenandosi, cercando di non demoralizzarsi troppo quando si sbaglia una mossa o un prodotto, ripartendo e rimettendosi in gioco con un nuovo progetto aziendale, nuove sfide e nuovi mercati da esplorare.
Credo quindi ci siano diverse affinità fra l’imprenditorialità e il gioco del golf.”

 

 

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Lei è tra i fondatori e attualmente Vice-presidente di EBT, Exclusive Brands Torino, una rete di imprese per lo sviluppo e la promozione sui mercati esteri di una selezione di brand e di prodotti d’eccellenza del nostro territorio.

Quali sono dal suo punto di vista gli strumenti indispensabili per raggiungere l’eccellenza nel mondo dell’impresa ma anche in quello dello sport?

 

Persistenza, resilienza, forza di volontà e coraggio di sbagliare.
Nel mondo anglosassone sono molto più abituati di noi a gestire il fallimento; si vive cioè il fallimento del singolo progetto o di un’intera azienda in maniera diversa e meno personale o denigrante. A fallire è un progetto isolato non la persona e la sua vita; dopo un’esperienza negativa è naturalmente possibile partire con un nuovo progetto. L’importante è non perdersi mai d’animo ed andare sempre avanti.
Edison prima di riuscire a trovare il modo giusto per accendere la sua prima lampadina ha trovato diecimila modi in cui non funzionava; se si fosse fermato al primo, al decimo al millesimo tentativo oggi non avremmo la lampadina o l’avremmo avuta dieci o venti anni dopo. Quindi occorre sempre molta determinazione in qualsiasi cosa.
Per concludere, come credo si raggiunga l’eccellenza? Anche con tanta passione.
Io non credo che chi fa un mestiere per il solo mero risultato economico finanziario possa arrivare al pieno raggiungimento dei propri obbiettivi perché ci sono sacrifici, sforzi e momenti in cui occorre gettare il cuore al di là dell’ostacolo, e nella vita di un imprenditore capita spesso, che solo un sentimento come la passione può sostenere con la giusta dose di imponderabilità e di follia.

Questo vale sia per arrivare all’eccellenza sia per promuovere il Made in Italy all’estero dove c’è tutto un mondo da esplorare; il Made in Italy autentico oggi vale circa 30 miliardi come export, mentre quello finto vale circa il triplo. Questo gap si può colmare cercando di fare sistema, di creare un network e cercando sinergie per non entrare in nuovi mercati da soli, ma con un gruppo più forte. Purtroppo in Italia storicamente non siamo abituati a fare squadra a livello imprenditoriale; in troppi hanno ancora una forte miopia commerciale che non gli permette di condividere i successi con dei colleghi per arrivare ad un successo più grande, di sistema. Questo, secondo me, è uno dei difetti degli imprenditori italiani; da questo punto di vista dovremmo imparare dai colleghi francesi, tedeschi e americani che sono molto bravi a fare network per entrare insieme in un nuovo mercato dove poi ognuno gestisce una fetta di propria competenza.

Mi auguro che, in questo senso, oltre ad incentivi che possano favorire a livello strutturale un percorso del genere, ci sia anche un cambiamento di mentalità intorno a noi, nel mondo imprenditoriale italiano.”

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Per maggiori informazioni: www.gelatipepino.it   e   www.pinguineria.it

Per scoprire gli altri progetti di Edoardo Cavagnino: www.exclusivebrandstorino.it

 

Ringraziamo Edoardo Cavagnino per la sua disponibilità!

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